È interessante il modo in cui è stata proposta questa notizia. L’enfasi infatti è soprattutto sulla percentuale (97%) e non sul dato in valore assoluto (42 miliardi di Euro).
Ecco per esempio alcune frasi chiave (la prima è in apertura del pezzo):
Il personale assorbe quasi tutti i fondi destinati alla scuola italiana. Per il resto, non c’è molto spazio.
su 100 euro del faraonico bilancio della scuola italiana 97 vanno direttamente nelle tasche dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). La quota destinata alle spese di funzionamento (Informatica di servizio, cancelleria e spese di pulizia esternalizzate) supera di poco l’1 per cento.
Quando la spesa per il personale ha una tale incidenza sul bilancio complessivo del ministero - ha commentato il ministro Mariastella Gelmini - questo significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e di guardare con serenità al futuro.
A questo punto il pubblico è in piedi e urla «buuu» agli insegnanti ricchi e grassi (e notoriamente nullafacenti). Lo fa anche il giornalista, che non lesina espressioni come «faraonico bilancio», «cifre da capogiro», «palla al piede» e simili.
Chiaro che a fronte di tutto questo chiunque avrebbe buon gioco nel sostenere una politica di selvaggi tagli al personale (ma solo perché quelli salariali da noi sono meno proponibili).
Io però faccio un po’ fatica a capire. La percentuale, per esempio.
Supponiamo che io sia il poco avveduto amministratore di un’azienda che investe quasi nulla in innovazione, ricerca, infrastrutture ecc. Il divario tra queste spese (pressoché inesistenti) e il costo del personale sarà enorme, altro che 97%. Ma questo a prescindere da quanto guadagnano i miei dipendenti, che magari per colpa mia fanno già la fame, o dal loro numero.
Certo però che io, forte di questa presunta sproporzione, nel breve periodo potrei sostenere la necessità di ridimensionare la forza lavoro, trovando persino comprensione nell’opinione pubblica meno attenta.
E quando la proporzione percentuale (o «incidenza», come dice il ministro) sarà stata ristabilita a colpi di licenziamenti, ciò che resta dell’azienda probabilmente non riuscirà più ad adempiere alla propria missione e fallirà miseramente.
Ma ci sono anche le cifre. Effettivamente 42 miliardi di Euro in un anno sono parecchi. Averceli, signora mia. Ma i dipendenti della scuola italiana quanti sono? Proviamo a dividere la cifra complessiva per il numero dei lavoratori e iniziamo a vedere quanto fa. Ovviamente non basta, bisogna andare più in dettaglio e cercare di capire come sono distribuiti questi soldi. E così via, raffinando sempre più l’analisi.
Fornire il totale complessivo omettendo altri dettagli fa sensazione ma non aiuta a interpretare la realtà.
E comunque: la scuola italiana di cosa ha bisogno? Se necessita di insegnanti, tagliarne il numero non la aiuterà certo a funzionare meglio. Lo stesso dicasi per il personale non docente.
Spendere meno non significa spendere meglio, specie in una realtà basilare e delicata come la scuola, in cui di fatto si gioca il futuro del Paese. A meno che non la si voglia deliberatamente distruggere del tutto, peraltro tra gli applausi.