Tre finestre sulla TV.

12 July 2008, by ziomau

Oggi mi sono affacciato tre volte sulla TV e i suoi programmi. Ecco cosa ho visto.

Non sono un appassionato di animali ma Pongo & Peggy mi è piaciuto. Semplice e spontaneo, il recente programma di RaiUno si occupa dei nostri amici a quattro zampe senza retorica da prima serata (vedi Mi fido di te) né rocciosi attivismi (vedi certe pasionarie dell’animalesimo catodico).
Elisa Isoardi La conduttrice – Elisa Isoardi, già notata non molto tempo fa in Italia che vai insieme all’eclettico Guido Barlozzetti – è spigliata e misurata. Si fanno però apprezzare in particolar modo i consigli dispensati dagli esperti, una veterinaria e un comportamentalista, che finalmente – finalmente! – insegnano senza remore ad adulti e bambini come comportarsi correttamente con le bestiole domestiche in carne e ossa che hanno in casa (e non con i cartoni animati della loro fantasia).
Nell’insieme il programma riesce a riconciliare con il vicino mondo animale anche chi, come me, non lo ha mai frequentato molto, e soprattutto fornisce esempi e informazioni utili a evitare inconvenienti piccoli e grandi, come certi incidenti dovuti all’ignoranza dei padroni («…ma finora era sempre stato buonissimo con i bambini…»).

logo Su al sud

Su RaiDue, nell’ambito del ciclo Su al sud (a sua volta collocato in quello Nati in Italia) è andata in onda la replica di un bel documentario sulla Sicilia: "Luoghi e luoghi comuni". Attraverso immagini e conversazioni recenti e non (Domenico Modugno, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Pino Caruso, Leo Gullotta, Gianfranco Jannuzzo, Maria Grazia Cucinotta e altri) il programma ha sorvolato con leggerezza e cognizione di causa i cardini di una mentalità meridionale troppo spesso fraintesa e bistrattata. Il rapporto con la morte, quello con la vita, la voce e il silenzio. Un documentario da cineteca, sobrio e malinconico, firmato da Edmondo Berselli.

Gianfranco FunariOggi è morto Gianfranco Funari. Il "giornalaio" dalla parte della ggente. Lottava da diverso tempo con una salute piuttosto precaria. In queste ore giornali e televisioni lo stanno abbondantemente ricordando e celebrando, con la dose di retorica prescritta in casi come questi.
Io preferisco ricordarlo nella sua ultima, sfortunata conduzione televisiva: Apocalypse show. Una scommessa, un progetto molto interessante (firmato da Diego Cugia) presto naufragato sugli scogli dei bassi ascolti e poi snaturato e tenuto artificialmente in vita ancora poche puntate per volere dell’insensibile establishment di RaiUno. Un tristissimo calvario artistico che l’inamovibile Del Noce avrebbe potuto risparmiare a un uomo come Funari.
Vorrei dire a Cugia (ma anche a Esther Ortega e a Fabio De Luigi) che la loro coerenza è stata apprezzata e che il loro tentativo non sarà dimenticato, anche per l’affetto per molti versi riservato a Funari nei panni di quel saggio e malinconico vecchietto su trono a rotelle, alle prese con il tempo che fugge.
Vorrei dire a Funari – ora che la fine del mondo per lui è arrivata davvero, ora che gli avvoltoi possono sgombrare il campo – che guardavo Aboccaperta, che simpatizzavo per la sua popolare e dolorosa verve, e che condividevo alcune delle sue battaglie. A Morena Zapparoli rivolgo un pensiero affettuoso.

Le pareti del cervello non hanno più finestre.

6 July 2008, by ziomau

La "ginnastica cerebrale" fa sudare? Pare di no, ecco perché una trasmissione come Usa la testa! ben si adatta a un afoso sabato sera italiano (un sabato qualunque, del resto, anche se il peggio non è ancora passato).
Il programma andato in onda ieri sera su RaiUno è sembrata la versione televisiva di un brain trainer, uno di quei fortunati gingilli elettronici che a forza di domandine basate su logica e intuito ci permettono di calcolare la nostra "età mentale" (molto meglio di un Tamagotchi). In realtà Usa la testa! si basa su un format straniero adattato per Endemol da Massimo Romeo Piparo (neanche fosse un musical) e per questo "numero zero" affidato alla conduzione di Caterina Balivo al grido di «alleniamo il cervello, non (solo) i muscoli».

Caterina BalivoQuesti gli ingredienti principali oltre alla risoluta scollatura della Balivo: le squadre in gara (quattro, suddivise per categoria di età), i "caposquadra" VIP (Giancarlo Magalli, Marina Ripa di Meana, Barbara Matera e un bambino-attore a me sconosciuto), gli "esperti" (tra cui un partecipe e assennato Alessandro Cecchi Paone, un distratto Mario Tozzi, il campione italiano di Sudoku e l’ipotricotico esperto vero e proprio che ha curato le domande), gli ospiti (Manuela Aureli, Paolo Belli, Bobby Solo, l’immarcescibile Silvan e un collega illusionista di nome Erix Logan), l’orchestra e i balletti di Bill Goodson (coreografo già notato e apprezzato ai tempi degli show di Panariello).

L’idea di base del programma, seppure non originale (sono tanti gli esempi di quiz con domande a tema e relativo calcolo del profilo finale, per esempio il recente Fratelli di test) si è rivelata interessante e più solida del previsto.
Peccato però per alcuni aspetti della realizzazione: bravina la Balivo ma lasciata troppo sola, aggrappata con poco mestiere al suo artefatto entusiasmo, alla sua autoironia e alla sua voglia di esserci; estenuanti le quaranta domande centellinate in quasi tre ore di durata complessiva; discutibile la scelta di alcuni ospiti, tra cui una Barbara Matera giovane attrice (?) troppo piena di sé – nel sen(s)o buono – e convinta di saper essere spiritosa, e una Ripa di Meana fuori controllo, dal contegno e dalle esternazioni sorridenti ma non certo nobili.
Migliorabile anche la parte più tecnica legata alle domande: alcune erano malposte o mal supportate dalla grafica a video. Inoltre, ho messo da parte diversi dubbi su certe spiegazioni "scientifiche" poco ortodosse che sono state fornite durante la trasmissione in tema di cervello e dintorni.

In sintesi, Usa la testa! è un esperimento riuscito a metà. C’è del buono da poter riciclare, ma il carrozzone dev’essere alleggerito in più punti per non rischiare di diventare solo un allenamento allo sbadiglio.

Semi di guerra e pace.

4 July 2008, by ziomau

seeds in hands

Ieri sera a SuperQuark è andato in onda un interessante servizio sulle banche dei semi a tutela della biodiversità. Si è parlato per esempio della più grande banca fitogenetica del mondo, recentemente inaugurata in Norvegia. C’è stato però anche un breve accenno a un’analoga realtà italiana, molto meno edificante…

Sulla base di quel poco che avevo intrasentito, ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato un articolo che racconta i particolari del "fattaccio". A quanto si legge è l’ennesima vicenda italiana in cui l’eccellenza della Ricerca cede il passo a sciocche lotte di potere, massimizzando il danno. Niente di nuovo sotto il sole, tuttavia può essere utile fermarsi a riflettere anche su episodi apparentemente marginali come questo.

La guerra dei semi. L’arca dei vegetali distrutta dalla rivalità tra due professori

A Bari era custodito un tesoro. Ottantamila semi di piante in via d’estinzione raccolti in tutto il mondo e gelosamente conservati nelle celle refrigerate dell’Istituto di Germoplasma dal 1969. Era la culla della biodiversità mondiale e del suo patrimonio genetico. Ora il tesoro di Bari non esiste più. O quasi. Il 40% dei semi è morto, gli altri che restano sono moribondi.

(via Arianna Editrice)

Sotto vuoto estivo.

30 June 2008, by ziomau

botola 

L’estate televisiva, si sa, è periodo di letargo misto a sperimentazione quasi indiscriminata. Quanto vedremo – o non vedremo – da settembre in poi dipende dal responso di cartine e reagenti mischiati in vitro (catodico) da mani con poche idee e ancora meno scrupoli. Così, tra una replica e l’altra, può succedere di indugiare ignari davanti allo schermo e rimanere esposti a una dose potenzialmente letale di TV fuori norma. È quanto è capitato stasera a chi ha guardato La botola, la nuova pietanza targata RaiUno per il fatidico spuntino dell’access prime time.

Il programma sembra un misto de La corrida e Beato tra le donne: improbabili e impreparati concorrenti si esibiscono senza rete per 90 secondi ciascuno, dopodiché vengono giudicati dal pubblico-giuria munito di scettro-telecomando (come a La prova del cuoco): chi viene eliminato vede aprirsi sotto i suoi piedi la botola e finisce in acqua. Splash. Tutto qui.

Non credo si possa parlare di gioco: più che una competizione è la consueta ostensione di bronzea mediocrità, nemica di qualsiasi talento o dedizione eppure capace di guadagnare X minuti di inquadrature (con X sempre più piccolo, ma non certo per decenza o senso critico montante). Senza criterio, tre coppie di spudorati si concedono per pochi penosi movimenti di obiettivo e poi sprofondano nell’abisso, per sempre, sia "vincitori" che "vinti".

Da un punto di vista più tecnico, la trasmissione è debolissima. Non ha spina dorsale né filo conduttore, è la banale giustapposizione di quattro segmenti (tre gare a coppie più la finale) pressoché identici tra loro. Non c’è tensione, il fiato è cortissimo, la noia è sovrana. La caduta in acqua, elemento potenzialmente clou e spettacolare, è sacrificata e resa quasi marginale rispetto alle altre inquadrature.
Nasce poi il sospetto che la dinamica delle eliminazioni sia prevedibile: nel corso della prima puntata si è aperta sempre e soltanto la botola di destra, e grazie alle inquadrature dall’alto si vedeva chiaramente dove fosse posizionato il "sub" pronto a soccorrere il malcapitato tuffatore-suo-malgrado.

Povero Fabrizio Frizzi, stavolta gli sarà veramente difficile salvare a colpi di bonomia un programma inguardabile come questo. Ci è riuscito tempo fa con I soliti ignoti - Identità nascoste, stupendo più di un osservatore (me per primo) e guadagnando ascolti da record.
Ma stasera nonostante tutto avrei preferito vedere una replica – che so, del Musichiere per esempio o, in mancanza di meglio, di un Giochi senza frontiere non troppo recente.